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| (30 gennaio 2002) Gazzetta dello Sport
E' stato sempre descritto come un giocatore «bravissimo ma con poco fiuto del gol». E ora lui ribatte: «Spero di arrivare a quota 5 in campionato» L' ULTIMO GIOIELLO DI VAVASSORI Inacio Pià, il brasiliano che non sapeva segnare E' stato sempre descritto come un giocatore «bravissimo ma con poco fiuto del gol». E ora lui ribatte: «Spero di arrivare a quota 5 in campionato» BERGAMO - Quando si presentò a Zingonia per la prima volta aveva poco più di 16 anni e lo sguardo confuso di un ragazzino brasiliano appena strappato alla famiglia e alla sua terra. Gli misero una casacca, gli indicarono il campo dove stava giocando la prima squadra e dissero: «Facci vedere cosa sai fare». Lui, Inacio Pià, sfrontato e geniale come sa esserlo solo un sudamericano di talento, fece subito il fenomeno al primo tocco: stop con la suola, tunnel a Englaro, finta per far sedere il portiere Pinato e gol. Immenso, tanto da far sobbalzare l' allora direttore sportivo Nicola Radici, che l' aveva scoperto e comprato, e Mino Favini, il responsabile del settore giovanile, uno che in vent' anni ha visto nascere e crescere i migliori talenti del calcio italiano. Era il 1998, e Inacio soprannominato Pià («da bambino giocavo sempre coi più grandi ed è nato questo nomignolo che significa "il più piccolo"»), da quel momento, è diventato il gioiello del vivaio, decisivo negli Allievi, nella Primavera ed ora, dopo tanta panchina, qualche polemica e una fuga di una settimana Bologna, in prima squadra. Inacio è nato a Ibitinga, città di 60 mila abitanti vicino a San Paolo, ha giocato per tre anni nel Ferroviaria, tre mesi nel Santos e poi ha salutato mamma, papà e i suoi sette fratelli per trasferirsi a Bergamo e per sfidare il calcio più difficile del mondo. Ora Inacio si sente italiano anche se gli è rimasta la passione per la samba e per il carnevale, è fidanzato con Silvia e vive con il fratello Joelson, altro attaccante da applausi della Primavera nerazzurra. Ma soprattutto, ora si sente un giocatore vero, lui che a casa, ogni tanto, si studia le videocassette di Ronaldo («Spero che abbia visto la mia rete, mi farebbe piacere») e che ama stupire con finte e tunnel («Mi esalta "l' elastico", un tunnel particolare che ho visto fare per la prima volta a Garrincha»). Numeri sudamericani che fanno restare tutti a bocca aperta. Come quella volta che negli Allievi, in allenamento, Inacio fece cadere un avversario con un passo particolare: Favini prima di andare a casa lo prese in un angolo e si fece spiegare il «colpo» tipico brasiliano. Pià ora sorride e sogna, dopo la prima rete in serie A, lui che è sempre stato descritto come uno «bravissimo, ma con poco fiuto del gol». «Ho segnato contro la Juve in Coppa Italia e contro la Fiorentina domenica in campionato. Spero che d' ora in poi non si dica più questo di me», dice soddisfatto il brasiliano che ha un contratto con i nerazzurri fino al 2006. La sua rete alla Fiorentina è stata bella e preziosa: l' elegante stop sul cross di Zauri e la rapida conclusione in porta hanno sbloccato una partita non facile e sicuramente molto importante per la stagione nerazzurra. E adesso Inacio spera di avere qualche altra occasione per festeggiare: «Mi auguro che Vavassori mi dia altre possibilità. Il mio sogno sarebbe arrivare a quota 5 reti alla fine del campionato». p.s. Serina Pietro |